ALL'OMBRA DELLE PIRAMIDI
le detective stories di Elizabeth Peters

di Eleonora Chiavetta


Considerata l'Indiana Jones in gonnella, Amelia Peabody è la protagonista di una serie di detective novels ambientati in Egitto e scritti dalla scrittrice americana Barbara Mertz con lo pseudonimo di Elizabeth Peters.
Personaggio anticonvenzionale, che alla pace bucolica di una cittadina inglese preferisce di gran lunga l'avventurosa e scomoda vita degli scavi archeologici dell'Egitto di fine ottocento o inizio secolo ventesimo, ad Amelia piace “essere inseguita per il deserto da una banda di selvaggi dervisci armati di lance o dover fronteggiare una mummia appena recuperata dalla tomba”, perché per sua stessa ammissione ‘adora' “la minaccia dei coltelli, delle pistole, dei serpenti velenosi” e ‘va pazza' per “le maledizioni dei re dissoltisi nella polvere dei secoli” (Peters: 2000:7). Amelia ha spirito irrequieto e avventuroso come la sua autrice, che sotto lo pseudonimo di Peters ha scritto venticinque romanzi ambientati in Egitto e sotto un altro pseudonimo – quello di Barbara Michaels – ne ha scritti altrettanti con ambienti rinascimentali, vittoriani o etruschi. Perché Barbara, di suo, ama la storia e di professione fa l'egittologa, come la sua alter ego, Amelia, e sull'archeologia ha pubblicato anche dei saggi critici (stavolta con il suo cognome vero).
E' nel 1950 che consegue il suo Ph.D presso l'Università di Chicago e si rende conto che le possibilità di fare l'archeologa per una donna sono assai limitate perché alcune carriere sono ancora precluse al sesso femminile.
Così, per venti anni Barbara mette da parte le sue aspirazioni e si dedica alla famiglia, cucinando, lavando pannolini, tirando su i figli, come lei stessa ci racconta in un'intervista (Time, June 2, 2003). Fa tutto per bene, però si annoia e quando si imbatte nelle teorie femministe di Betty Friedan ne The Femminine Mistique , dà una svolta alla sua vita e alla carriera di casalinga sostituisce quella di scrittrice. Adesso, all'età di 80 anni, vive dei proventi del suo ingegno, in una fattoria dell'ottocento, circondata da gatti e sfornando un romanzo all'anno.
Donna indipendente, Mertz, alias Peters, non poteva che creare un personaggio che tiene alle sue idee, è pronta a sfidare chiunque le si ponga contro e conquista tutti per la sincerità delle sue parole e delle emozioni.
Al di là dell'intreccio, che a volte è farraginoso e altre volte si sfilaccia nel finale, i romanzi di Peters si leggono proprio per la capacità che l'autrice ha di delineare i personaggi che si ripresentano puntualmente ad ogni romanzo.
Amelia, protagonista indiscussa, ha infatti un partner di tutto riguardo nel marito, Radcliffe Emerson, archeologo, che con la moglie ha in comune la passione per gli scavi e per gli intrighi, oltre al rifiuto delle convenzioni sociali.
Di carattere impetuoso, spesso violento sia a gesti che a parole, Emerson, chiamato dagli egiziani 'Padre di tutte le maledizioni' o 'Padre delle imprecazioni' proprio per l'eloquio fiorito cui ricorre quando qualcosa lo contraria, è l'unico compagno che Amelia potrebbe avere accanto. Con lei Radcliffe è tenero e affettuoso, sempre preoccupato (a buon motivo) che lei si cacci nei guai; il loro è un rapporto che è iniziato tempestosamente, come ci viene narrato in Crocodile on the Sandbank (1975) [ Amelia Peabody e la mummia ; La sfida della mummia , 2004], primo romanzo della saga, ma basato oltre che sulla stima reciproca e sugli interessi in comune, su una forte attrazione fisica, che pur pudicamente ci viene spesso sottolineata dall'autrice. Lei non si definisce bella, ma agli occhi di lui, Amelia è bellissima: “Per mia fortuna”, ci narra la nostra eroina con la sua abituale ironia, “i gusti di mio marito in questo campo, come in tanti altri, sono alquanto originali. La mia carnagione, che altri giudicano olivastra e troppo scura, venne da lui definita(in un'unica, memorabile occasione) simile al miele dell'Imetto; i miei ispidi capelli neri, che si rifiutano di restare acconciati in una treccia, uno chignon o una reticella, furono fonte per lui di una bizzarra varietà di piaceri tattili; e i suoi commenti sulla mia figura, che è inopportunamente snella in certi punti ed esageratamente dotata in altri, non possono essere ripetuti qui.” ( Il caso del sarcofago scomparso , 2005:11). Lui, invece, è a parere di Amelia, “attraente in base a qualsiasi standard.”(Ibidem)
E' amore a prima vista, anche se non dichiarato da nessuna delle due parti. Né l'uno né l'altra ipotizzavano un matrimonio prima di incontrarsi: nessun uomo nella vita di Amelia, rassegnata ad un'esistenza di (ricca) zitella, nessuna donna nella vita di Radcliffe, cui bastava la compagnia del (più mite) fratello Walter e di Abdullah, capo degli operai egiziani che lo seguono negli scavi. Ma il matrimonio ha luogo e si rivelerà un sodalizio indissolubile.
Frutto del loro amore è l'unico figlio, Walter Peabody Emerson, detto Ramses. Un bambino precoce, anche lui 'straordinario' visto che a otto anni legge perfettamente i geroglifici, parla l'arabo correntemente, con una certa tendenza per il lessico disdicevole, e che quando parla in inglese è “afflitto da una pomposità professorale ignota ai rampolli della sua età.” ( Amelia Peabody e i delitti del British Museum , 2002:7). Pedante e insopportabile, da bambino Ramses è una piccola peste, che ha ereditato da cotanti genitori sia l'amore per la terra egiziana, romanticamente misteriosa, sia la passione per l'archeologia, sia la capacità di ficcarsi in avventure di furti, trafugamenti, assassinii e rapimenti.
Crescendo Ramses diventerà maestro di travestimenti, impenetrabile segugio e appassionato innamorato.
Questo è il trio che anima la saga dei Peabody-Emerson, ognuno pronto a dire qualche bugia o a tacere qualche dettaglio per potere avere libertà di movimenti, per essere il primo o la prima a sciogliere il mistero di turno o semplicemente per proteggere i propri cari. E a turno, ognuno si trova a salvare l'altro – sarà Amelia a salvare il marito dalla grinfie del Maestro del Crimine in The Snake, the Crocodile and the Dog (1992) e sarà Ramses a salvare i genitori in altre occasioni. Il trio poi, strada facendo, si arricchisce di altri personaggi, come Nefret Forth, figlia di un esploratore scomparso, che gli Emerson raccolgono ragazzina nel deserto della Nubia e adottano come pupilla. Nefret, nome che in egiziano significa ‘ bellissima', colpisce subito il cuore dell'adolescente Ramses, e anche se Amelia considera i due come fratello e sorella, tra di loro, nel corso degli anni nascerà un sentimento diverso da quello fraterno.
Nefret diventerà una seconda Peabody, creatura anticonvenzionale che si butta a capofitto nelle avventure come il resto della famiglia; ha spirito femminista come la sua protettrice, Amelia, e ha a cuore le sorti delle donne egiziane vittime di crudeltà e avviate sulla strada della prostituzione. Come gli altri della famiglia, Nefret è pronta a sfidare gli eventi, senza pensare alle conseguenze, e come gli altri, si trova a volte ad essere quella che salva e a volte quella che è salvata. Il trio, dunque, diventa quartetto, e attorno ad esso ci sono altri personaggi che si ripresentano nei romanzi di Peters, figure di amici come quella del milionario americano Cyrus Vandergelt e di sua moglie Katherine, o come quella del pettegolo giornalista irlandese O'Connell, di cui Emerson è geloso ( ma lui è geloso praticamente di chiunque si avvicini alla moglie!) o di parenti, come Walter, la moglie Evelyn, la loro figlia Lia, che poi sposerà l'egiziano David, l'amico più caro di Ramses e suo compagno di scorribande notturne nei vicoli del Cairo.
Tutti personaggi buoni, cui si oppongono gli archeologi nemici di Emerson – come l'inetto direttore del Museo Archeologico del Cairo – nemici perché concorrenti, ma soprattutto perché scientificamente poco attenti e quindi più interessati a scoperte eclatanti che a al rigore dello scavo. Peabody narra infatti lo sviluppo delle scoperte archeologiche dalla fine dell'ottocento fino ai primi decenni del XX secolo e sottolinea gli errori commessi da scavi selvaggi, da rovinose aperture di tombe che videro subito scomparire gli affreschi o staccarsi le lamine d'oro di una statua solo perché, per amore di immediata gloria, la tomba veniva lasciata in balia di visitatori il cui fiato distruggeva i tesori preservati al buio per tanti secoli. Emerson e la sua tribù combattono anche i predatori, coloro che saccheggiano le tombe e vendono ai privati invece che offrire ai musei ciò che tutti dovrebbero potere ammirare, e combattono anche i falsari.
All'ombra delle piramidi, il nemico più potente che si trovano ad affrontare è, comunque, quello che Amelia chiama ‘Il maestro del crimine', Sethos, uomo dai mille volti, che sembra morire, ma poi ricompare, pericolosissimo e temuto da tutti gli egiziani, crudele nelle sue vendette, Sethos è (udite udite!) innamorato di Amelia, che rapisce ma a cui non torce un capello, pronto a vincerne il cuore con galanti avances. Va da sé che Sethos detesti Emerson e che in più occasioni cerchi di liberarsene. Come reagisca Amelia a questa corte perversa, è difficile dire. Perché sicuramente anche il maestro del crimine è un personaggio eccezionale e la nostra Peabody subisce il fascino di figure del genere. Qualche turbamento Amelia, dunque, lo prova, ma che non si metta in discussione la sua fedeltà al marito!
La voce narrante dei romanzi è all'inizio quella di Amelia, del cui punto di vista ci dobbiamo, dunque, fidare. Col passare del tempo, tuttavia, l'autrice preferisce inserire altri punti di vista oltre quello della protagonista. In un intreccio di voci narranti, troviamo, dunque, anche pagine del diario di Ramses, che ci racconta retroscena di cui la madre non è a conoscenza, avventure che la farebbero svenire tanto sono pericolose per l'intraprendente figlio; ma troviamo anche lettere che Nefret scrive all'amica Lia, in cui vengono invece narrati risvolti sentimentali di cui Amelia è tenuta egualmente all'oscuro. Ci sono poi citazioni da testi egiziani antichi e da ipotetici libri scritti secondo il gusto di fine ottocento, esoticamente ambientati in Oriente per compiacere un pubblico di turisti assetati di forti emozioni, al suono di zoccoli scalpitanti e di grida di beduini selvaggi. In The Falcon at the Portal , ad esempio, ogni capitolo è preceduto da una citazione tratta dal fantomatico Prigioniero degli Arabi di Percival Peabody, Esquire, ipotetico nipote di Amelia, espressione del pensiero imperialista e maschilista. Il testo, si dice nella Prefazione del romanzo, “mescola il lato peggiore dei romanzi di avventura, popolari a quel tempo, e dei libri di viaggio di quel periodo” ( Amelia Peabody e il falso scarabeo , 1999:7). Peabody/Peters prendono bellamente in giro questi romanzi, perché ricchi di luoghi comuni e pregiudizi, così come spesso vengono presi in giro 'gli stramaledetti turisti', perdigiorno che affollano la terrazza dello Shepheard Hotel e che si limitano ad osservare il mondo che li circonda senza mai entrare veramente in contatto con la cultura del paese, troppo presi da complessi di superiorità per vedere altro che un folcloristico colore locale. Spesso i romanzi sono preceduti dall'introduzione di un ipotetico curatore delle memorie di Amelia, ormai defunta, ricordi “vividi” anche se non del tutto obiettivi che vengono consegnati agli storici che si interessano ai primi scavi in Egitto.
A sottolineare la veridicità di quanto narrato: anche perché di egittologi celebri si parla, da Howard Carter, futuro scopritore della tomba di Tutankhamon, a Sir Flinders Petrie, ai cui metodi in effetti si ispira Peters nel descrivere le teorie e l'operato di Emerson. Per il personaggio di Amelia l'autrice si è invece ispirata all'egittologa vittoriana non professionista, Amelia B. Edwards. L'autrice unisce così la sua competenza accademica alla fervida creatività e inventa storie a tutto tondo, personaggi sfaccettati, atmosfere magiche e affascinanti, senza cadere mai nello stereotipo, ma facendo venire il desiderio di saperne di più su quell'epoca favolosa in cui dal passato emergevano tesori.
Quello che importa è coinvolgere chi legge nelle avventure narrate – sia nelle scoperte di piramidi sepolte nel deserto o di iscrizioni semicancellate, sia nelle avventure misteriose che seguono gli Emerson e i loro amici dovunque vadano (o sono gli Emerson a provocare il mistero?). Passano gli anni e i personaggi crescono, si sposano, vanno al passo con i tempi – Amelia partecipa al movimento delle suffragette nel 1907, Emerson inizia a guidare l'automobile, Nefret si laurea in medicina. Alcuni personaggi/amici muoiono, altri invecchiano indomitamente. Il mondo cambia alle spalle di Amelia e dei suoi cari, e gli ultimi romanzi si svolgono sullo sfondo della I Guerra mondiale. Ma lei risoluta e divertita, con il parasole come arma di difesa e le molteplici tasche del comodo abbigliamento che si è inventata, da cui a turno emergono forcine con cui aprire serrature, provvidenziali scatole di fiammiferi, fiaschette di whisky o ancora rivoltelle, ci invita a seguirla nelle sue rocambolesche avventure.

 

Ps. Non potevano mancare dei felini in romanzi che parlano dell'antico Egitto e scritti da una scrittrice gattofila come Peters: da Bastet, il primo gatto che Ramses possiede, al gatto di Nefret, che non permette che nessuno si avvicini alla sua padrona, l'animale che gli antichi egizi ritenevano sacro ha spazio di muoversi tra le gambe dei personaggi e spesso si fa protagonista di episodi.
II° Ps. E' interessante osservare che per quanto sia americana, l'autrice ha preferito far indossare i colori britannici ai suoi eroi e che quasi tutti i romanzi iniziano a Londra o nella dimora in campagna in cui abita la famiglia di Walter, per poi spostarsi in Egitto. Il contrasto è sempre tra una realtà addomesticata (se si è in campagna) e una selvaggia, oppure tra la città caotica e piovosa, ma prevedibile (Londra) e una città caotica, ma imprevedibile e soleggiata (Il Cairo).
III° Ps. Che l'autrice sia innamorata della terra che descrive si capisce bene leggendo le descrizioni con cui arricchisce i romanzi: “ Rimasi ad ascoltare pigramente la voce di Ramses che spiegava i geroglifici, godendomi lo splendido tramonto. Nessun pittore aveva mai posseduto una simile tavolozza, che andava da un bronzo dal riverbero selvaggio a un cremisi infuocato, al rosa, all'indaco e a un tenue grigio-azzurro. Era la sabbia a colorare così l'atmosfera e sperai che non fosse il sintomo dell'avvicinarsi di una tempesta.
Di fronte al cancello passava la strada del villaggio, percorsa dai fellahin che tornavano a casa dai campi con i muli carichi di legna per la cucina e da donne velate di nero con giare d'acqua in testa, l'eterna processione egiziana.”(Amelia Peabody e il maestro del crimine , 156-157)

©Eleonora Chiavetta

1975 - Crocodile on the Sandbank, [Amelia Peabody e la mummia / La sfida della mummia]
1981 - The Curse of the Pharaons, [Amelia Peabody e il serpente sacro / Il faraone assassino]
1985 - The Mummy Case, [Amelia Peabody e il segreto del sarcofago / Il caso del sarcofago scomparso]
1986 - Lion in the Valley, [Amelia Peabody e il maestro del crimine / L'enigma della piamide nera]
1988 - The Deeds of the Disturber, [Amelia Peabody e i delitti del British Museum / Indagine nel museo egizio]
1991 - The Last Camel Died at Noon, [Amelia Peabody sulla montagna sacra / Il mistero della città perduta]
1992 - The Snake, the Crocodile and the Dog, [ Amelia Peabody e il ritorno di Sethos / La maledizione di Nefertiti ]
1996 - The Hyppopotamus Pool, [ Amelia Peabody e la tomba perduta/Il segreto della tomba d'oro]
1997 - Seeing a Large Cat, [Amelia Peabody e il sepolcro inesistente/ Pericolo nella valle dei re]
1998 - The Ape Who Guards the Balance, [Amelia Peabody e il libro dei morti]
1999 - The Falcon at the Portal, [Amelia Peabody e il falso scarabeo]
2000 - He Shall Thunder in the Sky
2001 - Lord of the Silent
2002 - The Golden one
2003 - Children of the Storm
2003 - Amelia Peabody's Egypt. A Compendium
2004 - Guardian of the Horizon
2005 - The Serpent on the Crown
2006 - Tomb of the Golden Bird

pagina precedente