EZIO D'ERRICO: da LIBERATI
Guanda editore Modena 1939 XVII
Pag. 204 - 15 ottobre 1939 - lire 10.

Coloro che hanno letto "Parabole 1937" ritroveranno in questo libro quell'atmosfera allucinata e surreale che interessò a suo tempo crìtici italiani e stranieri.
« Scrittore dotato, la cui sincerità fantastica è fuori dubbio » ha detto Luigi Tonelli, e Silvio Benco ha aggiunto «Il d'Errico è un fantasticatore che sa molto di scienza e anche questo aggiunge al suo oscuro fascino».
Ugo Dettore lo ha avvicinato strettamente a Zavattini, e Wolfango Rossani in polemica con Malaparte (sostenitore di un surrealismo dì marca italiana) riconosce al d'Errico «chiarezza e conoscenza dei limiti».
Ma è inutile continuare a citare.
Quelle che sono state definite le « doti sconcertanti » di questo scrittore, riappaiono nel nuovo libro con un vigore che dimostra come i tre anni che lo dividono dall'opera precedente non sono trascorsi invano. Crediamo di poter affermare che lo stile si è precisato, e i concetti approfonditi senza nulla perdere di quel tono particolare che un critico americano il Gifford P. Orwed, parlando del d'Errico, definì: «incisive black-and-white tecnique and yet with the sardonie tenderness of a Daumier ».